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Rhum in lettere, gli scrittori del Rhum – Parte 1 –

23 giugno 2018
 

Raphaël Confiant - “Régisseur du Rhum” « Ecriture », 1999/2015.

Di Cleide Strano

 

Il Rhum non è solo un distillato da bere liscio o in miscelazione.

In diversi luoghi del mondo il Rhum è sempre stato, è ed ancora sarà, particella viva e connettiva del tessuto sociale di un territorio, ruota motrice di società ed economie, medicamento che rinvigorisce ed elemento di rituali profani e religiosi.

Ingrediente fondamentale nella cucina e nella vita di uomini e donne.

Compagno di danze e fatiche.

Soggetto di eventi storici che parlano di piantagioni, schiavi, bar e colonne di rame, operai, pirati, melasse, “ vesou”, daiquiri e scrittori.

Rhum: malattia e anche cura di luoghi e persone.

 

Leggiamolo nelle parole di Raphaël Confiant, scrittore francese militante della causa “Creola” fin dal 1970 e fondatore insieme a Patrick Chamoiseau del movimento letterario della Créolité.

Cerchiamo il Rhum tra le pagine del suo racconto “Régisseur du Rhum”, sequel del suo precedente racconto “Commandeur du Sucre” « Ecriture », 1993.

Martinica del Sud, fine anni 30, la canna da zucchero rappresenta l’oro, il petrolio delle Americhe.

La pianta, che ha completamente stravolto il destino delle Isole caraibiche e non solo.

Pierre-Marie de la Vigerie, subentra al padre e diventa capo della distilleria di Rivière-Salée a Génipa.

Seguiamo il suo percorso di vita quotidiana tra la distilleria, soprannominata la «cathédrale du rhum», le piantagioni di canna da zucchero, il treno, spesso incontrollabile, che mette in connessione le piantagioni e la fabbrica, e la scoperta del Rhum, la distillazione, la cultura del Rhum agricolo.

 

"Assaggerete del vero rum, ragazzo. Il vero! Non quello fatto con la melassa, ma quello che viene direttamente dal vesou. Sai cosa significa questa parola? Questo è il succo di canna fresco che contiene ancora tutto il frutto della canna in piedi, tutti i sapori della terra in cui cresce. [...] I mercanti di Bord-de-Mer non ne sanno nulla, a proposito dei Blancs-France. Non mi piace molto il nome "rum agricolo" che gli danno. Io preferisco dire “grappe blanche”.

 

E ancora, a proposito della colonna di distillazione « l’obelisco di rame »...

 

"Ti lasci guidare in un viaggio, che, ogni anno, non ti delude mai, anche se è sempre lo stesso. In piedi ai piedi della colonna, come una sfinge incaricata di sorvegliare l'ingresso di un regno misterioso, ripeti nella tua testa le stesse sillabe: Rum-Rum-Rum. "

 

In un turbinio di personaggi pittoreschi, Chabin Rouillé, "il frenatore della locomotiva"; Simon "il Terribile", l'intrattabile proprietario terriero; Mamzelle Doriane, "il maschio-femmina" della piantagione; e poi Laetitia, la persona amata, con la "pelle di velluto scuro" e ancora neri, béké, mulatti, tagliatori di canna da zucchero e amanti, operai e capisquadra... tutti dibattono sul Rhum alzando anche i toni:

 

“Perché chiamarlo rum agricolo, non ha senso! Perché impongono vincoli, quelli della metropoli che non sanno nulla del rum? Perché imporre i gusti metropolitani? Perché strangolare i piccoli produttori Martinicani? Per non parlare dell'ipocrisia delle competizioni coloniali o universali, dove a volte veniva mandato del rum agricolo mescolato a rum industriale!”

il Rhum che ci racconta Confiant, è insieme poesia del reale, che ritrae la durezza delle condizioni di vita di coloro che lavoravano e vivevano nelle piantagioni e il conseguente inizio del sindacalismo coloniale , ma anche sogno, pausa, disquisizione sulla qualità e i metodi di produzione, omaggio al Rhum, alla canna da zucchero e agli uomini e donne della Martinica, che sono l’anima vera del Rhum Agricole.

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